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CALLIMACO:
GLI AITIA


Gli Aitia ( da "Óition" nel senso di "racconto delle origini") sono una raccolta di elegie in quattro libri, che ricostruiscono le origini di culti, usanze, nomi ecc. In essi il mito (irrazionale) viene inquisito in modo quasi blasfemico: Callimaco non Ŕ un greco, e per questo pu˛ porsi di fronte al mito in modo pi¨ critico e disincantato. Ci troviamo di fronte, quindi, ad un'opera eziologica. Le elegie, a noi note in forma frammentaria, trattano una grande varietÓ di argomenti. Nei primi due libri esse vengono presentate come risposte delle Muse alle domande del giovane poeta, al quale erano apparse in sogno: l'autoritÓ delle muse presenta il poema come vero erede dell'Ŕpos, e il mito, indagato poeticamente come se fosse storia antica, costituisce la base su cui Ŕ nata la storia e su cui si fonda il presente. Si Ŕ a lungo creduto che Callimaco scegliesse versioni o varianti remote dei singoli miti, ma oggi si riconosce che questo non Ŕ vero e che i miti di cui tratta Callimaco erano in realtÓ ben noti al pubblico.

Quest'opera costituisce il manifesto della poesia elegiaca callimachea: il poeta vuole fondere dimensione artistica ed interesse erudito, utilizzando uno stile fatto di continue sorprese, scambi e trapassi: ci˛ che conta non Ŕ la storia, ma come essa viene raccontata. Nel prologo Callimaco conferma la scelta della "lept˛tes"(da "lept˛s", sottile") e la ricerca di originalitÓ, precisando anche i termini della polemica contro i cosiddetti Telchini, demoni provenienti da Rodi. Al canto continuo Callimaco preferisce quello che si conclude in pochi versi: egli apprezza Mimnermo per la brevitÓ dei suoi componimenti. In questo modo il poeta si pone in antitesi rispetto alla tradizione peripatetica, e per questo i suoi avversari, che ad Aristotele si rifanno, gli contesteranno brevitÓ e mancanza di unitÓ.

Ai modelli canonici per Aristotele (i poemi omerici e alcune tragedie) Callimaco oppone la poesia di Esiodo, facendo cosý implicitamente una scelta di veridicitÓ e di realismo.


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