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CALLIMACO:
GLI INNI


Callimaco scrisse 6 inni, tutti di datazione incerta: A Zeus, Ad Apollo, Ad Artemide, A Delo, Per i lavacri di Pallade e A Demetra. Fatta eccezione per il quinto inno (per i lavacri di Pallade), scritto in distici elegiaci, gli altri inni sono composti in esametri che rispettano in modo rigoroso leggi ignote all'esametro omerico. I primi quattro inni, inoltre, sono scritti nel dialetto ionico dell'epica, mentre gli ultimi due in dorico letterario.

Sia l'innovazione metrica del V inno sia quella linguistica del V e VI inno rientrano nella volontà di innovare tipica di Callimaco, che si ritrova anche sotto il profilo tematico: al posto del consueto elenco di doti e funzioni degli dei, Callimaco sceglie di narrare un episodio che occupa quasi interamente l'inno. Inoltre, Callimaco inserisce nell'inno elementi estranei alla tradizione: disquisizioni mitografiche ed erudite, bozzetti di vita quotidiana, scene eroicomiche.

Nell'Inno a Zeus appare evidente il riferimento ad un simposio di lettori, che ci rimanda agli inni in metro lirico che si cantavano nel simposio arcaico e che Callimaco conosceva soprattutto attraverso Alceo. In questo caso ci troviamo di fronte alla contaminazione tra l'inno omerico e quello lirico, elemento che verrà ripreso e sviluppato da Teocrito. Callimaco sviluppa secondo la poetica e il gusto alessandrini le due linee portanti degli inni omerici: la tonalità narrativa e l'intento celebrativo, a cui il poeta aggiunge una profonda erudizione e un utilizzo di registri tematici e stilistici diversi. La contaminazione, però, riguarda anche un altro genere simposiale: l'elegia, che determina la scelta di narrare un unico episodio anzichè fare un elenco di epiteti ed episodi mitici.
Con Callimaco il poeta non prega più gli dei, cosa che accadeva invece in Omero: da questo momento in poi sarà il filosofo a pregare il dio.


Inno a Zeus: nella struttura tipica dell'inno (nascita del dio, sue funzioni ecc.) innesta un dettagliato catalogo di fiumi dell'Arcadia fatti sgorgare da Rea al momento del parto, due discussioni su problemi mitografici (luogo di nascita e poteri di Zeus) e un elogio di Tolomeo Filadelfo.

Inno ad Apollo: composto forse per le feste Carnee di Cirene, apparentemente l'inno si presenta come accompagnamento di un rito reale, mentre si tratta in realtà di una composizione letteraria lontana dagli inni cultuali della tradizione. L'inno si sofferma sulle funzioni del dio dedicando particolare spazio a quella di fondatore di città (Cirene).

Inno ad Artemide: l'elenco delle prerogative della dea viene introdotto dalla descrizione di una scenetta di vita quotidiana trasferita nel mondo divino: un affettuoso dialogo tra Artemide bambina e Zeus. La descrizione dell'armamentario della dea è ravvivata dal racconto di come Artemide si procura le armi, e da un catalogo dei luoghi e delle ninfe più amati dalla dea.

Inno a Delo: Latona, perseguitata da Era, vaga in cerca di un luogo in cui partorire Apollo e Artemide; Apollo stesso consiglia alla madre di scegliere l'isola di Asteria, un'isola mobile che poi, fissatasi, si chiamerà Delo. Nell'inno è inserito anche un encomio di Filadelfo pronunciato da Apollo.

I lavacri di Pallade: l'inno ha struttura mimetica e si immagina cantato in occasione della cerimonia argiva del bagno della statua della dea nelle acque dell'Inaco. Il poeta innova sia il metro (distico elegiaco) sia la lingua (dorico letterario) e seleziona un solo tema narrativo: la storia di Tiresia, accecato per aver visto la dea nuda mentre si bagnava nella fonte Ippocrène.

Inno a Demetra: come il precedente, anche quest'inno è mimetico e in dialetto dorico. L'episodio scelto in questo caso è quello di Erisìttone che abbatte il pioppo sacro alla dea e per questo viene punito con una perenne e inestinguibile fame.

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